• Salomé

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Salomé, dramma in un atto unico, nella sua stesura originale fu scritto da Oscar Wilde in francese nel 1892 e fu tradotto in inglese l'anno successivo dal suo amante Alfred Douglas, traduzione che non piacque all'autore. Fu allestito per la prima volta a Parigi nel 1896, durante l'incarcerazione di Wilde, mentre fu censuratoa Londra in base ad una vecchia legge che vietava di mettere in scena personaggi biblici. Solo nel 1931 potè essere rappresentato senza scandalo, quando il dramma era ormai considerato il miglior lavoro di Wilde, un capolavoro di arguzia e sofisticatezza.  Le illustrazioni art nouveau di Aubrey Beardsley lo accompagnarono con tratti impeccabili e inconfondibili.

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DRAMMA IN UN ATTO

Personaggi:
ERODE ANTIPA, tetrarca di Giudea
IOKANAAN, il profeta
IL GIOVANE SIRIACO, capitano della guardia
TIGELLINO, giovane romano
UNO DI CAPPADOCIA
UN NUBIANO
PRIMO SOLDATO
IL PAGGIO D'ERODIADE
alcuni GIUDEI, alcuni NAZARENI ecc
UNO SCHIAVO
NAAMAN, il carnefice
ERODIADE, moglie del tetrarca
SALOME', figlia di Erodiade
GLI SCHIAVI DI SALOME'

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SCENA - Una grande terrazza sopra la sala dei banchetti, nel palazzo di Erode. Appoggiati con i gomiti alla balaustra, stanno alcuni soldati. A destra è uno scalone monumentale; e un'antica cisterna recinto da un muro di terde bronzo, nel fondo a sinistra. Assai chiara splende la luna.

IL GIOVANE DI SIRIA - Com'è bella la principessa Salomé, questa sera!

IL PAGGIO DI ERODIADE - Osserva la luna. Come la luna par strana. Somiglia una donna che si levi dal sepolcro. Somiglia una donna trapassata. Si può pensare ch'essa venga cercando cose morte.

IL GIOVANE DI SIRIA - Ha un'apparenza strana. Somiglia una piccola principessa che si ravvolga d'un velo giallo, e abbia piedi d'argento. Somiglia una principessa che abbia piedi come colombelle bianche. Si può pensare ch'essa danzi.

IL PAGGIO Di ERODIADE - Somiglia una donna trapassata. Tanto lenta cammina. (Tramestìo nella sala dei banchetti).

IL PRIMO SOLDATO - Che schiamazzo! Chi sono codeste fiere che urlano?

IL SECONDO SOLDATO - I Giudei. Così son sempre. Disputano intorno alla loro religione.

IL PRIMO SOLDATO - Perchè disputano intorno alla loro religione?

IL SECONDO SOLDATO - Non posso dire. Cosi fan sempre. I Farisei, per esempio, dicono che ci son angeli, e i Sadducei sostengono che non esistono angeli.

IL PRIMO SOLDATO - Mi sembra ridicolo disputare intorno a tali cose.

IL GIOVANE DI SIRIA - Com'è bella la principessa Salomé, questa sera.

IL PAGGIO DI ERODIADE - Tu sei sempre a guardarla. Tu la guardi troppo. È pericoloso guardare le persone in codesto modo. Qualcosa di terribile ne può seguire.

IL GIOVANE DI SIRIA È molto bella, questa sera.

IL PRIMO SOLDATO - Il tetrarca è cupo in viso.

IL SECONDO SOLDATO - Sì, è cupo in viso.

IL PRIMO SOLDATO Sta guardando qualcosa.

IL SECONDO SOLDATO - Sta guardando qualcuno.

IL PRIMO SOLDATO - Chi sta guardando?

IL SECONDO SOLDATO - Non posso dire.

IL GIOVANE Di SIRIA - Com'è pallida la principessa! Mai l'ho veduta tanto pallida. Somiglia il riflesso d'una bianca rosa in uno specchio d'argento.

IL PAGGIO DI ERODIADE - Non devi guardarla. Tu la guardi troppo.

IL PRIMO SOLDATO - Erodiade ha colmato la coppa dei tetrarca.

L'UOMO DI CAPPADOCIA È colei la regina Erodiade, che reca la nera mitria disseminata di perle, ed ha capelli cosparsi di polvere azzurra?

IL PRIMO SOLDATO - Sì; colei è Erodiade, la sposa del tetrarca.

IL SECONDO SOLDATO - Il tetrarca è assai amante dei vino. Ha vini di tre sorta. L'una che recano dall'isola di Samotracia, ed è porporato come il mantello di Cesare.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Io non ho mai veduto Cesare.

IL SECONDO SOLDATO - L'altra che viene da una città chiamata Cipro, ed è giallo come l'oro.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Io amo l'oro.

IL SECONDO SOLDATO - E la terza è un vino di Sicilia. Quel vino è rosso come sangue.

L'UOMO DI NUBIA - Gli dèi della mia terra sono assai avidi di sangue. Due volte nell'anno facciamo loro sacrificio di gìovani e di fanciulle: cinquanta giovani e cento fanciulle. Ma ho timore che mai sia dato a sufficienza, perchè essi ci son molto impietosi.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Nella mia terra non son più rimasti dèi. I Romani li hanno cacciati. C'è chi dice che abbian trovato riparo sui monti, ma io non lo credo. Tre notti ho passato sulle montagne io medesimo a cercarli dovunque. Non li ho trovati, e alla fine li chiamai coi nome loro, ed essi non vennero. Credo che siano morti.

IL PRIMO SOLDATO - I Giudei adorano un Iddio che non si può vedere.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - È cosa che non giungo a capire.

IL PRIMO SOLDATO - In verità, essi credono soltanto in ciò che non si può vedere.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Mi par proprio ridicolo.

LA VOCE DI IOKANAAN - Dopo di me verrà un altro più potente di me. Io non son degno tanto di sciogliere i lacci dei suoi calzari. Quand'egli sarà venuto si rallegreranno i luoghi deserti. Essi esprimeranno fiori al modo del roseto. Gli occhi dei cieco vedranno il giorno e le orecchie al sordo saranno dischiuse. Il lattante bambino imporrà la mano sulla tana del drago e trarrà i leoni per il vello.

IL SECONDO SOLDATO - Fatelo tacere. Va sempre dicendo cose insensate.

IL PRIMO SOLDATO - No, no, è un uomo santo. E anche è assai cortese. Ogni giorno che gli porto il suo cibo egli mi rende grazie.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Chi è?

IL PRIMO SOLDATO - Un profeta.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Qual è il suo nome?

IL PRIMO SOLDATO
- Iokanaan.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Dondo viene?

IL PRIMO SOLDATO - Dal deserto, dove si cibava di locuste e di miele selvatico. Era avvolto in pelliccia di cammello, e intorno ai lombi recava una cintura di cuoio. Era assai terribile alla vista. Una gran folla usava seguirlo. Aveva anche discepoli.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Di che cosa va parlando ?

IL PRIMO SOLDATO - Non sappiamo mai ripetere. Tavolta dice cose che agghiacciano, ma intendere ciò ch'egli esprime è impossibile.

L'UOMO DI CAPPADOCIA Si può vedere costui?

IL PRIMO SOLDATO - No. Il tetrarca ne ha fatto divieto.

IL GIOVANE DI SIRIA - La principessa ha celato il viso dietro il ventaglio. Le piccole bianche mani le si muovono come piccioncelle in volo verso la colombaia. Somigliano candide farfalle. In verità somigliano candide farfalle.

IL PAGGIO Di ERODIADE - Che t'importa? Perché la guardi? Non devi guardarla... qualcosa di terribile ne può seguire.

L'UOMO DI CAPPADOCIA (indicando la cisterna) - Che prigione bizzarra!

IL SECONDO SOLDATO - È un'antica cisterna.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Un'antica cisternal Ha da essere un sito malsano per viverci.

IL SECONDO SOLDATO - Oh no! Per esempio, il fratello dei tetrarca, il suo fratello maggiore, il primo marito di Erodiade la regina, vi fu tenuto prigioniero per dodici anni. E non di questo è morto. Alla fine dei dodici anni lo dovettero strangolare.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Strangolare? E chi ne ebbe l'animo?

IL SECONDO SOLDATO (accennando al giustiere, un negro enorme) - Quell'uomo che tu vedi, Naaman.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - E non ebbe timore?

IL SECONDO SOLDATO - Oh no. Il tetrarca gli inviò l'anello.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - Quale anello?

IL SECONDO SOLDATO - L'anello della morte. Così egli non ebbe timore.

L'UOMO DI CAPPADOCIA - È pur sempre terribile cosa strangolare un re.

IL PRIMO SOLDATO - Perchè? I re hanno un collo soltanto, come ogni altro uomo,

IL GIOVANE DI SIRIA - La principessa si alza! Sta per lasciare il tavolo. Appar molto turbata. Ah, viene in questa direzione. Sì viene verso di noi. Com'è pallida! Mai non l'ho veduta tanto pallida.

IL PAGGIO Di ERODIADE - Non guardarla. Ti prego di non guardare a lei.

IL GIOVANE DI SIRIA - Somiglia una colomba ch'abbia smarrito la sua via... Somiglia un narciso tremante nel vento... Somiglia un fiore d'argento. (Entra Salomé).

  SALOMÉ - Non ci resterò. Non posso restare. Perchè il tetrarca mi guarda senza posa con occhi di talpa sotto le tremolanti palpebre? È strana cosa che lo sposo di mia madre mi guardi in tal modo. Io non so che cosa ciò voglia dire. In verità lo so troppo bene.

IL GIOVANE DI SIRIA - Hai lasciato il festino principessa?

SALOMÉ - Com'è dolce qui l'aria! Qui posso trar respiro! Dentro ci sono Giudei che vengon di Gerusalemme e si lacerano l'un l'altro di contumelie intorno alle loro cerimonie sciocche e barbari che bevono e spandono il pavimento del loro vino, e Greci di Smirne con occhi di pittura e guance di pittura, e lavorate chiome in ricci di spirale, ed Egizi silenziosi e sottili, con lunghe unghie di giada e brunirossi mantelli, e Romani brutali e rozzi, con parole senza grazia. Ah! come odio i Romani! Essi son gretti e ordinari, e si dànno aria di nobili signori.

IL GIOVANE DI SIRIA - Degnati di sederti, principessa.

IL PAGGIO DI ERODIADE - Perchè le parli? Oh, qualcosa di terribile ne seguirà. Perchè la guardi?

SALOMÉ - Com'è bello vedere la luna! Essa pare come una moneta piccina, come un piccolo fiore d'argento. È fredda e casiii. Son certa ch'è una vergine. La sua è una bellezza di vergine. Sì, essa è una vergine Non si è mai contaminata. Non si è mai abbandonata agli uomini, a somiglianza dell'altre dee.

LA VOCE DI IOKANAAN - Ecco! Il Signore è venuto. Il Figlio dell'Uomo è vicino. Si son nascosti nei fiumi i centauri, e le ninfe hanno lasciato i fiumi, e giacciono nelle foreste tra le foglie.

SALOMÉ - Chi è stato a parlare?

IL SECONDO SOLDATO - li profeta, principessa.

SALOMÉ - Ah, il profeta! Colui del quale il tetrarca ha paura.

IL SECONDO SOLDATO - Nulla di ciò noi sappiamo, principessa. R stato il profeta Iokanaan a parlare.

IL GIOVANE DI SIRIA È tuo desiderio ch'io dia ordine onde sia recata la tua portantina, principessa? La sera è bella nel giardino.

SALOMÉ - Egli dice terribili cose intorno a mia madre, non è vero?

IL SECONDO SOLDATO - Noi non giungiamo mai a intendere ciò ch'egli dice, principessa.

SALOMÉ - Sì; dice terribili cose intorno a lei. (Entra uno schiavo).

LO SCHIAVO - Principessa, il tetrarca ti prega di tornare al festino.

SALOMÉ - Non voglio ritornare.

IL GIOVANE DI SIRIA - Perdonami, principessa, ma se tu non torni qualche sciagura può accadere.

SALOMÉ - È un vecchio, codesto profeta?

IL GIOVANE DI SIRIA - Principessa, meglio sarebbe ritornare. Concedi ch'io ti faccia strada.

SALOMÉ - Codesto profeta... è un vecchio?

IL PRIMO SOLDATO - No, principessa, è giovane assai.

IL SECONDO SOLDATO - Non si può sapere. Dicono taluni ch'egli è Elia.

SALOMÉ - Chi è Elia?

IL SECONDO SOLDATO - Un profeta dei vecchi giorni di questa terra, principessa.

LO SCHIAVO - Qual risposta posso io dare al tetrarca da parte della principessa?

LA VOCE DI IOKANAAN - Non rallegrarti, o terra di Palestina, perchè è spezzata la verga di colui che ti percosse. Poi che dal seme del serpente crescerà un basilisco, e quegli che d'esso è nato divorerà gli uccelli.

SALOMÉ - Che voce strana! Vorrei parlare con lui.

IL PRIMO SOLDATO - Io temo che non sia lecito, principessa. Il tetrarca non consente ad alcuno di parlare con lui. Anche il gran §cerdote ha fatto divieto di parlare con lui.

SALOMÉ . Io desidero arlare con lui.

IL PRIMO SOLDATO - È impossibile, principessa.

SALOMÉ - Io voglio parlare con lui.

IL GIOVANE DI SIRIA - Non sarebbe miglior cosa tornare al banchetto?

SALOMÉ - Traete all'aperto codesto profeta. (Lo schiavo esce).

IL PRIMO SOLDATO - Noi non osiamo, principessa.

SALOMÉ (accostandosi alla cisterna e guardando nella profondità di essa) - Com'è oscuro laggiù. Dev'essere terribile vivere in un buco così nero! È come una tomba... (Ai soldati) Non m'avete intesa? Traete di là il profeta. Io voglio guardare.

IL SECONDO SOLDATO - Principessa, te ne prego, non chiederci questo.

SALOMÉ - Tu mi fai aspettare per tuo piacere.

IL PRIMO SOLDATO - Principessa, la nostra vita ti appartiene, ma non possiamo fare ciò che tu chiedi. E in verità, non è a noi che tu devi chiedere tale cosa.

SALOMÉ (volgendo lo sguardo al giovane di Siria) - Ah!

IL PAGGIO Di ERODIADE - Oh! che cosa sta per accadere? Sono certo che seguirà qualcosa di orribile.

SALOMÉ (facendosi vicina al giovane di Siria) - Tu farai questo per me, Narraboth. Io farai, non è vero? Tu farai questo per me. Ti son sempre stata dolce. Tu lo farai. Io voglio soltanto guardare, questo strano profeta. Tanto si è parlato di lui. Sovente ho inteso il tetrarca che parlava di lui. Credo che ne abbia timore, il tetrarca. Tu, anche fu fiai timore di lui, Narraboth?

IL GIOVANE DI SIRIA - Non lo temo, principessa, non c'è uomo che io tema. Ma il tetrarca ha fatto divieto formale ad alcuno di sollevare il coperchio di codesto pozzo.

SALOMÉ - Questo tu farai per me, Narraboth, e domani quando passerò nella mia lettiga sotto il portico dei mercanti degli idoli lascerò cadere per te un piccolo fiore, un piccolo fiore verde.

IL GIOVANE DI SIRIA - Principessa, io non posso, non posso.

SALOMÉ (sorridendo) - Tu farai questo per me, Narraboth. Tu sai che vorrai fare questo per me. E il giorno di domani quand'io passerò nella mia portantina sul ponte dei compratori degli idoli, guarderò a te attraverso i veli di mussola, guarderò a te, Narraboth, forse sorriderò per te. Guardarni, Narraboth, guardami. Ah! tu sai che vorrai fare ciò che io ti chiedo. Tu lo sai... io so che tu vorrai far questo.

IL GIOVANE DI SIRIA (facendo un getto al soldato) - Fai uscire il profeta... La principessa Salomé desidera vederlo.

SALOMÉ - Ah!

IL PAGGIO Di ERODIADE - Ohi Come appar strana la luna! Come la mano d'una donna trapassata che vada cercando di coprirsi d'un velo.

IL GIOVANE DI SIRIA - Ha un aspetto strano! Somiglia una piccola principessa, gli occhi della quale siano d'ambra. Traverso le nubi di mussola essa sorride come una piccola principessa. (Il profeta esce dalla cisterna. Salomé lo guarda e lentamente indietreggia).

IOKANAAN - Dov'è quegli che ha or colma la coppa degli abomini ? Dov'è quegli, che paludato d'argento avrà da morire un giorno in cospetto al popolo intero? Inducetelo ad uscire così ch'egli possa ascoltare la voce di colui che ha gridato nei luoghi desolati e nelle dimore dei re.

SALOMÉ - Di chi va parlando?

IL GIOVANE DI SIRIA - Nessuno può dire principessa.

IOKANAAN - Dov'è colei che vide le immagini virili dipinte sulle pareti, le immagini anche dei Caldei dipinte di colore, e cedette alla concupiscenza dei propri occhi, e inviò ambasziatori nella terra di Caidea ?

SALOMÉ - È di mia madre ch'egli va parlando.

IL GIOVANE DI SIRIA - Oh no, principessa.

SALOMÉ - Sì: è di mia madre ch'egli va parlando.

IOKANAAN - Dov'è colei che si donò ai capitani d'Assiria, che recano il balteo ai lombi, e in capo corone di molti colori? Dov'è colei che s'è data ai giovani d'Egitto, che vestono lino delicato e giacinto: dei quali lo scudo è d'oro, e d'argento l'elmo, e gagliardo il corpo? Andate, comandate a colei di levarsi dal letto del suo abominio, dal letto delle sue fornicazioni, così ch'ella possa ascoltare le parole di colui che prepara la via del Signore, così ch'ella possa pentirsi delle sue iniquità. Se pur ella non conoscerà pentimento, ma vorrà perdurare nel suo abominio, andate e comandatele di venire, poichè nella mano del Signore è la Sua sferza.

SALOMÉ - Ah, ma costui è terribile, è terribile!

IL GIOVANE DI SIRIA - Non restar qui, principessa, ti supplico.

SALOMÉ - Gli occhi sopra tutto gli sono terribili. Somigliano negre ferite fatte dal fuoco di torcia in un arazzo di Tiro. Somigliano le buie caverne che abitano i dragoni; le buie caverne d'Egitto di cui i dragoni fanno covo. Somigliano laghi oscuri intorbidati da fantastiche lune... Credi che parlerà ancora?

IL GIOVANE DI SIRIA - Non restar qui, principessa. Io ti prego di non restar qui.

SALOMÉ - Com'egli è fatto magro! Somiglia una sottile statua d'avorio. Somiglia un'immagine d'argento. Io son certa ch'egli è casto, com'è casta la luna. Somiglia un raggio di luna, somiglia una saetta d'argento. Assai fredda ha da essere la sua carne, fredda come avorio... Vorrei guardarlo da più vicino.

IL GIOVANE DI SIRIA - No, no, principessa!

SALOMÉ - Debbo guardarlo da più vicino.

IL GIOVANE DI SIRIA - Principessa! Principessa!

IOKANAN - Chi è codesta donna che mi vien guardando. Io non voglio la sua vista sopra di me. Perchè ella mi fissa, con i suoi occhi d'oro, sotto le palpebre indorate. Io non so chi essa sia. Io non desidero sapere chì essa sìa. Comandatele che vada. Non a lei io voglio parlare.

SALOMÉ - Io sono Salomé, figlia d'Erodiade, principessa di Giudea.

IOKANAAN - Indietro! figlia di Babilonia! Non avvicinarti all'eletto del Signore. La tua madre ha colmato la terra con il vino delle sue iniquità, e la voce dei suoi peccati è salita alle orecchie di Dio.

SALOMÉ - Parla ancora, Iokanaan. Ai miei orecchi la tua voce è musica.

IL GIOVANE DI SIRIA - Principessa! Principessa! Principessa!

SALOMÉ - Parla ancora! Parla ancora, Iokanaan, e dimmi ciò ch'io debbo fare.

IOKANAAN - Figlia di Sodoma, non ti avvicinare a me! Ma copriti il volto di un velo, e spargiti di cenere il capo, e recati al deserto, e cerca il Figliuol dell'Uomo.

SALOMÉ - Chi è costui, il Figlio dell'Uomo? È bello come te, Iokanaan ?

IOKANAAN - Vai indietro! Odo nel palazzo battere le ali dell'angelo della morte.

IL GIOVANE DI SIRIA - Principessa, io ti scongiuro di rientrare.

IOKANAAN - Angelo del Signore Iddio, che cosa fai tu qui con la tua spada? Chi cerchi in questo palazzo? Il giorno di colui che avrà da morire paludato d'argento non è tuttavia giunto.

SALOMÉ - Iokanaan!

IOKANAAN - Chi parla?

SALOMÉ - Io sono innamorata del tuo corpo, Iokanaan! Il tuo corpo è bianco, come i gigli d'un campo non mai tòcco dal falciatore. Il tuo corpo è bianco come le nevi che posano sui monti di Giudea, e scendono nelle valli. Le rose nel giardino della regina d'Arabia non sono così bianche come il tuo corpo. Nè le rose del giardino della regina d'Arabia, il giardino d'odori della regina d'Arabia, nè pure i piedi dell'aurlora quando sfiorano le foglie, nè pure il seno della luna quando essa posa sul seno del mare... nulla v'è al mondo così bianco come il tuo corpo. Concedi ch'io tocchi il tuo corpo.

IOKANAAN - Indietro! figlia di Babilonia! Con la femmina venne il male nel mondo. Non parlarmi. Io non ti voglio ascoltare. Io ascolto soltanto la voce del Signore Iddio.

SALOMÉ - Il tuo corpo è orribile. È come il corpo di un lebbroso. È come un muro calcinato, lungo il quale le vipere sono strisciate; come un muro calcinato dove gli scorpioni hanno fatto ricetto. È come un sepolcro imbiancato, colmo di cose di ribrezzo. È orribile, il tuo corpo è orribile. Dei tuoi capelli sono innamorata, Iokanaan. I tuoi capelli sono come grappoli d'uva, come i grappoli dell'uva negra che pendono dalle viti di Edom, nella terra degli Edomiti. I tuoi capelli sono come i cedri del Libano, come i grandi cedri dei Libano che dànno l'ombra loro ai leoni e ai ladri che vogliono celarsi al giorno. Le lunghe nere notti, quando la luna nasconde il viso, quando le stelle tiene la paura, non sono nere come i tuoi capelli. Il silenzio che abita le selve non è nero come i tuoi capelli... Concedi ch'io tocchi i tuoi capelli.

IOKANAAN - Indietro, figlia di Sodoma! Non mi toccare. Non profanare il tempio del lonore Iddio.

SALOMÉ - I tuoi capelli sono orribili. Sono coperti di fango e polvere. Somigliano una corona di spine posta sopra il tuo capo. Somigliano un groviglio di serpi ravvolti intorno al tuo collo. Io non amo i tuoi capelli... È la tua bocca ch'io desidero, Iokanaan. La tua bocca è come una traccia di scarlatto sopra una torre d'avorio. È come una melagrana tagliata in due da un coltello d'avorio. I fiori di melograno che crescono in boccio nei giardini di Tiro, e son più rossi delle rose, non sono così rossi. Gli squilli rossi delle trombe che dichiarano la venuta dei re, e fanno pauroso il nemico, non sono così rossi. La tua bocca è rossa più che i piedi di coloro che stillano il vino nei tini pestati. È rossa più che gli ugnoli delle colombe che abitano i templi e prendono il cibo dai sacerdoti. È rossa più che i piedi di quegli che torna d'una foresta dove ha ucciso il leone e veduto le tigri dorate. La tua bocca è come un ramo del corallo che i pescatori hanno trovato nel crepuscolo del mare, il corallo ch'essi serbano per i re!... È come il cinabro che i Moabiti trovano nelle cave di Moab, il cinabro che i re prendono da essi. È come l'arco dei re dei Persiani;.ch'è colorato di cinabro, ed è ornato di coralla. Nulla v'è al mondo così rosso come la tua bocca ... Concedi ch'io baci la tua bocca.

IOKANAAN - Mai! figlia di Babilonia! Figlia di Sodoma! mai!...

SALOMÉ . Io voglio baciare la tua bocca, Iokanaan. Io voglio baciare la tua bocca.

IL GIOVANE DI SIRIA - Principessa, principessa, tu che somigli un giardino di mirra, tu che sei la colomba delle colombe, non guardare a quest'uomo, non guardare a lui! Non parlargli codeste parole. Io non posso reggere a questo... Principessa, non parlare di codeste cose.

SALOMÉ - Io voglio baciare la tua bocca, Iokanaan.

IL GIOVANE DI SIRIA - Ah! (Si uccide, e cade fra Salomé e Iokanaan).

IL PAGGIO Di ERODIADE - Il giovane di Siria si è ucciso! Il giovane capitano si è ucciso! Si è ucciso colui ch'era il mio amico! Io gli avevo donato un cofanetto di profumi e orecchini lavorati d'argento, e ora egli si è ucciso! Ah, non disse forse che una sciagura aveva da seguire? E io pure lo dissi, ed in veritá è seguita. Ben io sapevo che la luna veniva cercando cose di morte, ma ignoravo ch'egli fosse colui ch'essa cercava. Ah! perchè non l'ho celato alla luna? Se l'avessi nascosto in una caverna essa non l'avrebbe veduto.

IL PRIMO SOLDATO - Principessa, il giovane capitano si è ora ucciso.

SALOMÉ - Concedi ch'io baci la tua bocca, Iokanaan.

IOKANAAN - Non hai timore, figlia d'Erodiade? Non ti dissi ch'avevo inteso nel palazzo battere le ali dell'angelo della morte, e non è egli venuto, l'angelo della morte? -

SALOMÉ - Concedi ch'io baci la tua bocca.

IOKANAAN - Figlia dell'adulterio, uno soltanto c'è che può salvarti. Egli è Colui del guale io parlavo. Vai a cercarlo. Egli è in una barca sul mare di Galilea, e parla con i Suoi discepoli. Piega il ginocchio sulla riva del mare, e chiamalo col Suo nome. Quand'Egli viene a te - e a tutti che lo chiamino Egli viene - chinati ai Suoi piedi e chiedi a Lui la remissione delle tue colpe.

SALOMÉ - Concedi ch'io baci la tua bocca.

IOKANAAN - Maledetta tu sia! figlia di madre incestuosa, maledetta tu sia!

SALOMÉ - Io voglio baciare la tua bocca, Iokanaan.

IOKANAAN - Non ti guarderò. Tu sei maledetta, Salomé, tu sei maledetta. (Scende nella cisterna).

SALOMÉ - Io voglio baciare la tua bocca, Iokanaan, io voglio baciare la tua bocca.

IL PRIMO SOLDATO - Dobbiamo portare il corpo in altro luogo. Il tetrarca non ama vedere il corpo dei morti, tranne il corpo di quelli ch'egli medesimo ha ucciso.

IL PAGGIO Di ERODIADE - Era il mio fratello, e a me più prossimo che un fratello. Gli donai un cofanetto colmo di profumi, e un anello di agata ch'egli recava sempre alla mano. La sera noi costumavamo passeggiare lungo il fiume, e fra i mandorli, ed egli soleva conversare con me delle cose del suo paese. Sempre egli parlava in tono molto basso. Il suono della sua voce era come suono di flauto, di uno che suoni il flauto. E molta allegrezza anche aveva a rimirarsi nel fiume. Di ciò usavo fargli rimprovero.

IL SECONDO SOLDATO - Hai ragione; dobbiamo nascondere il corpo. Il tetrarca non lo ha da vedere.

IL PRIMO SOLDATO Il tetrarca non verrà a questo luogo. Non viene mai al terrazzo. Troppa paura egli ha dei profeta. (Entrano Erode, Erodiade, e tutta la Corte).


 ERODE - Dov'è Salomé? Dov'è la principessa? Perchè non è tornata al banchetto come io le ho comandato? Ah! eccola!

ERODIADE - Non la devi guardare! Tu stai sempre a guardarla!

ERODE - La luna ha un'apparenza strana questa sera. Non ha forse un'apparenza strana? Somiglia una femmina invasata, una femmina invasata che vada cercando amanti in ogni dove. È anche nuda. È tutta nuda. Le nubi tentano di vestire la sua nudità, ma essa non vuol consentire. Essa si mostra ignuda nel mezzo del cielo. Vagola fra le nubi al modo di una femmina ebbra... Sono sicuro ch'essa va cercando chi la voglia amare. Non vagola forse al modo di una femmina ebbra? Somiglia una femmina invasata, è vero?

ERODIADE - No; la luna somiglia la luna, e non più. Torniamo dentro... Noi non abbiamo nulla da fare qui.

ERODE - Voglio restare qui! Manasseh, disponi i tappeti. Accendi le torce: Reca fuori i tavoli d'avorio, e i tavoli di diaspro. Qui l'aria-è dolce. Berrò con i miei ospiti dell'altro vino. Si ha da rendere 8gni onore agli ambasciatori di Cesare.

ERODIADE - Non è in cagion loro che tu resti qui.

ERODE - Sì, l'aría è assai dolce. Vieni, Erodiade, i nostri ospiti ci attendono. Ah! son scivolato! Son scivolato nel sangue! È un presagio cattivo. È un presagio molto cattivo. Perchè c'è sangue qui?... E codesto corpo, che fa codesto corpo qui? Credete voi ch'io mi sia come il re d'Egitto che non offre festino agli ospiti ove non sia mostrato un cadavere? Di chi è? Non lo voglio guardare.

IL PRIMO SOLDATO - È il nostro capitano, signore. È il giovane di Siria che voi faceste capitano della guardia or sono appena tre giorni.

ERODE - Non ho impartito ordine che fosse ucciso.

IL SECONDO SOLDATO - Si uccise da se, signore.

ERODE - Per qual ragione? L'avevo fatto capitano della mia guardia!

IL SECONDO SOLDATO - Noi non sappiamo, signore. Ma con la sua mano medesima egli si è ucciso.

ERODE - Ciò mi par strano. Avevo creduto che fosse soltanto dei filosofi il togliersi la vita. Non è vero, Tigellino, che i filosofi a Rorna si tolgono la vita?

TIGELLINO - Ve n'ha di quelli che si uccidono, signore. Sono gli Stoici. Gli Stoici sono creature di nessun talento. Ridicole creature, essi sono. Io medesimo li tengo in conto di creature assolutamente ridicole.

ERODE - Io pure. È ridicolo uccidersi.

TIGELLINO - Tutti a Rorna ridono di costoro. L'imperatore ha scritto una satira contro di loro. La si ripete dappertutto.

ERODE - Ah! ha scritto una satira contro di loro? Cesare è meraviglioso. Egli può fare ogni cosa... È strano che il giovane di Siria si sia ucciso. Io sono addolorato ch'egli si sia ucciso. Sono molto addolorato. Perchè era bello a guardarsi. Certo era molto bello. Aveva assai languidi gli occhi. Ricordo che osservai come languidamente guardava Salomé. In verítà, pensai che la guardasse oltre modo.

ERODIADE - Altri ce ne sono che la guardano oltre modo.

ERODE - Suo padre era un re. Io cacciai dal suo regno. E della madre sua, ch'era una regina, tu facesti una schiava, Erodíade. Così egli era qui come mio ospite, per così dire, e per tal ragione l'avevo fatto mio capitano. Sono addolorato ch'egli sia morto. Oh! perchè avete lasciato qui il corpo? Bisogna che sia portato in altro luogo. Io non lo voglio guardare... portatelo via! (Il corpo viene rimosso) È freddo qui. C'è vento che soffia. C'è vento che soffia, è vero?

ERODIADE - No; non c'è vento.

ERODE - C'è vento e soffia, ti dico... E sento nell'aria qualcosa ch'è come il battere d'ali, come il battere di grandi ali. Non le senti tu?

ERODIADE . Io non sento nulla.

ERODE - Non lo sento più. Ma lo sentivo. Era il soffio del vento. È trascorso. Ma no. Io sento ancora. Non lo senti tu? È proprio come un battere di ali.
ERODIADE - Ti dico che non c'è nulla. Tu sei malato. Rientriamo.

ERODE - Non sono malato. È la tua figlia ch'è malata a morte. Mai l'ho veduta tanto pallida.

ERODIADE - Ti ho detto di non guardarla.

ERODE - Recatemi il vino. (Il vino è recato)
Salomé, vieni a bere un poco di vino con me.
Ho un vino qui ch'è squisito. Cesare stesso me lo fece tenere. Immergi in esso le tue piccole labbra rosse, ch'io possa vuotar la coppa d'un fiato.

SALOMÉ . Io non ho sete, tetrarca.

ERODE - Odi tu com'essa mi risponde, questa tua figliuola?

ERODIADE - È ben fatto. Perchè tu sei sempre a guatarla?

ERODE - Recatenni le frutta mature. (Le frutta sono recate) Salomé, vieni a mangiare le frutta con me. Mi è caro scorgere in un frutto il segno dei tuoi piccoli denti. Mordi pur soltanto un poco di questo frutto, ch'io possa mangiare il rimanente.

SALOMÉ . Io non ho fame, tetrarca.

ERODE (a Erodiade) - Tu vedi come hai cresciuto questa figliuola.

ERODIADE - La mia figliuola e io veniamo d'una razza regale. In quanto a te, il tuo padre era un reggitore di cammelli. Era predone e ladro per soprammercato.

ERODE - Tu menti!

ERODIADE - Tu ben sai che ciò è vero.

ERODE - Salomé, vieni a sedere accanto a me. Io ti darò il trono della tua madre.

SALOMÉ - Io non sono stanca, tetrarca.

ERODIADE - Vedi in qual conto essa ti tiene.

ERODE - Recatemi... Che cos'è ch'io desidero? Ho scordato. Ah! Ah! Ricordo.

 LA VOCE DI IOKANAAN - Ecco il tempo è venuto! Ciò ch'io predícai è giunto ad avverarsi. li giorno che dissi s'avvicina.

ERODIADE - Fateio tacere. Io non voglio ascoltare la sua voce. Quest'uomo seguita senza tregua a urlare vituperi contro a me.

ERODE - Nulla ha detto contro a te. Inoltre egli è profeta molto grande.

ERODIADE - Io non ho fede nei profeti. Può dire un uomo ciò che verrà ad accadere? Questo non sa alcun uomo. E costui seguita senza tregua a vituperarmi. Ma io credo che tu abbia paura di lui... Io so bene che tu hai paura di lui.

ERODE - Io non ho paura di lui. Io non ho paura di alcun uomo.

ERODIADE - Io dico che tu hai paura di lui. Se tu non hai paura di lui perchè non lo commetti ai Giudei che per sei mesi trascorsi hanno tumultuato onde averlo?

UN GIUDEO - In verità, mio signore, meglio sarebbe commetterlo nelle nostre mani.

ERODE - Basta di codesto argomento. Vi ho già dato la mia risposta. Non lo commetterò nelle vostre mani. Egli è un uomo santo. Egli è un uorno che ha veduto Iddio.

IL GIUDEO - Questo non può essere. Non c'è uomo alcuno che abbia veduto Iddio dopo il profeta Elia. Egli è l'ultimo uomo che vide Iddio a viso a viso. In questi giorni Iddio non si mostra. Iddio si cela. Per tal cagione grandi sciagure sono venute sopra la terra.

UN ALTRO GIUDEO - In realtà, non c'è persona che sappia se Elia il profeta ha veramenteveduto Iddio. Forse era soltanto l'ombra di Dio ciò ch'egli vide.

UN TERZO GIUDEO - In nessun tempo Iddio è nascosto. Egli si mostrò in ogni tempo e in ogni luogo. Dio è in ciò ch'è male nel modo medesinio om:Fegli è in ciò ch'è bene.

UN QUARTO GIUDEO - Non dovresti dir questo. È dottrina assai pericolosa. È dottrina che viene d'Alessandria, dove son uomini che insegnano la filosofia dei Greci. E i Greci son Gentili. Essi non sono pur anche circoncisi.

UN QUINTO GIUDEO - Nessun uomo può dire come operi Iddio. Molto oscure sono le Sue vie. Può essere che le cose da noi dette cattive siano buone, e che le cose da noi dette buone siano cattive. Non v'è alcuna conoscenza delle cose. Noi possiamo soltanto chinare il capo al Suo volere, poichè Dio è molto potente. Egli spezza e franturna il forte in uno col debole, poichè Egli non riguarda uomo alcuno.

IL PRIMO GIUDEO - Tu parli onesto. In verità, Dio è terribile. Egli spezza e frantuma il forte e il debole così come i mortali frantumano il frumento nei mortai. Ma quanto a quest'uomo, egli non ha mai veduto Iddio. Nessun uomo ha mai veduto Iddio dopo il profeta Elia.

ERODIADE - Fateli tacere. Costoro mi tediano.

ERODE - Ma io ho inteso dire che Iokanaan è in tutta verità il profeta vostro Elia.

IL GIUDEO - Questo non può essere. Son oltre trecent'anni dai giorni del profeta Elia.

ERODE - Qualcuno dice che quest'uonio è Elia il profeta.

UN NAZZARENO - Io ho per certo ch'egli è Elia il profeta.

IL GIUDEO - Nò, egli non è Elia il profeta.

LA VOCE Di IOKANAAN - Ecco, il giorno si avvicina, il giorno dei Signore, e io odo sopra i monti i piedi di Colui che sarà il Salvatore dei mondo.

ERODE - Che cosa vuoi dire questo? Salvatore dei mondo?

TIGELLINO - È un titolo che Cesare usa.

ERODE - Ma Cesare non è per venire in Giudea. Soltanto ieri ho ricevuto lettere da Roma. Non recano nulla a questo proposito. E tu, Tigellino, che fosti a Rorna durante l'inverno, tu non hai inteso nulla a questo proposito, non è vero?

TIGELLINO - Signore, non ho inteso nulla a questo proposito. Io davo soltanto ragione del titolo,

ERODE - Ma Cesare non può venire. Egli è gottoso oltre modo. Dicono che i piedi gli siano come i piedi di un elefante. E ci sono ragioni di stato. Quegli che lascia Roma perde Roma. Egli non verrà. Pertanto, Cesare è signore, egli verrà se tale è il suo talento. Nondimeno, io credo ch'egli non verrà.

IL PRIMO NAZZARENO - Non era a proposito di Cesare che il profeta parlò quelle parole, signore.

ERODE - Che?... Non era a proposito di Cesare?

IL PRIMO NAZZARENO - No, mio signore.

ERODE - A proposito di chi allora egli parlava?

IL PRIMO NAZZARENO -- A proposito dei Messia, che è venuto.

UN GIUDEO - Il Messia non è venuto.

IL PRIMO NAZZARENO - Egli è venuto, e dovunque Egli opera miracoli!

ERODIADE - Oh! oh! miracoli! Io non credo ai miracoli. Troppo ho veduto. (Al paggio) Il ventaglio.

IL PRIMO NAZZARENO - Quest'Uomo opera miracoli veri. Così, nell'occorrenza di uno sposalizio che si fece in una piccola città di Galilea, una città di qualche importanza, Egli cambiò l'acqua in vino. Tali persone che furono presenti me ne riferiscono. Sanò anche due lebbrosi che sedevano dinanzi la Porta di Cafarnao semplicemente avendoli toccati.

IL SECONDO NAZZARENO - No; erano due ciechi ch'Egli sanò a Cafarnao.

IL PRIMO NAZZARENO - No; erano lebbrosi. Ma Egli ha sanato tuttavia i ciechi, e sulla montagna fu veduto che parlava con gli angeli.

UN SADDUCEO
- Gli angeli non esistono.

UN FARISEO - Gli angeli esistono, ma io non credo che quest'Uomo abbia parlato con loro.

IL PRIMO NAZZARENO - Egli fu visto da una gran moltitudine di persone mentre parlava con gli angeli.

UN SADDUCEO - Non erano angeli.

ERODIADE - Come mi tediano codesti uomini. Sono ridicoli! Assolutamente ridicoli! (Al paggio) Ebbene! Il ventaglio? (Il paggio le reca il ventaglio) Tu hai cera di sognatore. Non devi sognare. E soltanto la creatura malata che sogna. (Colpisce il paggio col ventaglio).

IL SECONDO NAZZARENO - C'è anche il miracolo della figliuola di Jairo.

IL PRIMO NAZZARENO - Sì, codesto è certo. Nessuno lo può negare.

ERODIADE - Questi uomini son pazzi. Essi hanno guardato troppo a lungo la luna. Comanda loro di tacere.

ERODE - Che cos'è codesto miracolo della figliuola di Jairo.

IL PRIMO NAZZARENO - La figliuola di Jairo era morta. Quest'Uomo la resuscitò da morte.

ERODE - Che! Egli resuscita da morte le persone?

IL PRIMO NAZZARENO - Sì, signore; Egli resuscita i morti.

ERODE - Non voglio ch'Egli faccia questo. Io Gli vieto di far questo. Io non consento ad alcuno di resuscitare i morti. Ha da trovarsi quest'Uomo per dirgli ch'io Gli faccio divieto di resuscitare i morti. Dov'è quest'Uomo ora?

IL SECONDO NAZZARENO - Egli è in ogni luogo, mio signore, ma è difficile trovarlo.

IL PRIMO NAZZARENO - Si dice ch'Egli è ora in Samaria.

UN GIUDEO - Facilmente s'intende che non è l'Atteso, s'Egli è in Samaria. Non presso i Samaritani si recherà il Messia. I Samaritani sono maledetti. Essi non recano alcuna offerta al Tempio.

IL SECONDO NAZZARENO - Ha lasciato Samaria da qualche giorno. Io credo che in questo momento Egli sia nei pressi di Gerusalemme.

IL PRIMO NAZZARENO - No; Egli non è là. Da Gerusalemme appunto io vengo. Da due mesi non hanno avuto notizia di Lui.

ERODE - Non ha importanza. Ma lo si rintracci, e Gli si dica, così ha disposto Erode il re, «Io non ti concedo di resuscitare i morti». Cambiar l'acqua in vino, sanare i lebbrosi e i ciechi... Egli può far queste cose se Gli aggrada. Ma nessun uomo resusciterà i morti. Sarebbe terribile se i morti ritornassero.

LA VOCE DI IOKANAAN - Ah! L'impudica! La meretrice! Ah! la figliuola di Babilonia con gli occhi d'oro e le palpebre indorate! Così dice il Signore Iddio. Fate che sorga contr'essa una moltitudine di uomini. Che il popolo tolga sassi e la lapidi...

ERODIADE - Comandategli di tacere!

LA VOCE DI IOKANAAN - Che i capitani d'esercito la trafiggano con le spade, la schiaccino sotto gli scudi.

ERODIADE - Ah, ma ciò è infame.

LA VOCE DI IOKANAAN - È in tal guisa ch'Io tergerò la terra dalle sue brutture, e tutte saranno istruite a non seguitare le sue abominazioni.

ERODIADE - Odi tu ciò ch'egli dice contro a me? Tu soffri ch'egli vituperi colei ch'è la tua sposa.

ERODE - Egli non ha pronunziato il tuo nome.

ERODIADE - Che cosa importa? Tu ben sai che sono io colei ch'egli vien cercando di vituperare. E io sono la tua sposa, non è vero?

ERODE - In verità, cara e nobile Erodiade, tu sei la mia sposa, e prima fosti la sposa dei mio fratello.

ERODIADE - Fosti tu a strapparmi dalle sue braccia.

ERODE - In verità ero più forte ch'egli non fosse... Ma non discorriamo di tale argomento. Non desidero discorrere di esso. Il quale è la cagione delle terribili parole che il profeta ha parlato. Forse in conseguenza di ciò la sciagura sopravverrà. Non parliamo di codesto argomento. Nobile Erodiade, noi non ci prendiamo cura dei nostri ospiti. Empimi la coppa, mia bene amata. Oh! siano colmi di vino gli ampi crateri d'argento, e gli ampi crateri di cristallo. Voglio brindare a Cesare. Ci sono Romani qui, è doveroso che noi brindiamo a Cesare.

TUTTI - Cesare! Cesare!

ERODE - Non hai veduto la tua figliuola, com'essa è pallida?

ERODIADE - Che importa a te s'ella è pallida o no,

ERODE Non l'ho mai veduta tanto pallida.

ERODIADE - Non la devi guardare.

LA VOCE DI IOKANAAN - In quel giorno il sole si farà nero come un sacco di crine, e la luna si farà rossa come il sangue, e le stelle del cielo precipiteranno in su la terra come dalla pianta i fichi non maturi, e i re della terra avranno paura.

ERODIADE - Ah! ah! Mi sarebbe grato vedere quel giorno del quale egli parla, quando la luna si farà come sangue, e quando le stelle precipiteranno sulla terra come i fichi non maturi. Codesto profeta chiacchiera come l'ubriaco... ma io non posso sostenere il suono della sua voce. Io odio la sua voce. Cornandategli di tacere.

ERODE - No. Io non giungo a intendere ciò ch'egli dice, ma può essere un presagio.

ERODIADE - Io non credo ai presagi. Egli chiacchiera come l'ubriaco.

ERODE - Può essere che sia ubriaco del vino di Dio.

ERODIADE - Che vino è codesto, il vino di Dio ? Da quali vigne lo si trae? In quali tini lo si trova?

ERODE (d'ora innanzi egli seguiterà a guardare Salomé) - Tigellino, quando fosti a Roma recentemente, l'imperatore ti parlò a proposito dei...

TIGELLINO - A quale proposito, signore?

ERODE - A quale proposito? Ah! Ti avevo posto una domanda, non è vero ? Ho scordato ciò che volessi domandarti.

ERODIADE - Ancora tu torni a guardare la mia figlia. Tu non la devi guardare. Già l'ho detto.

ERODE - Tu non dici altro.

ERODIADE - Lo dico ancora.

ERODE - E la riedificazione dei Tempio della quale parlarono tanto, si farà qualcosa? Dicono che il velo dei Santuario è scomparso, è vero?

ERODIADE - Tu medesìrno l'haì rubato. Tu parli a caso e senza ragione. Non voglio restar qui. Rientriamo.

ERODE - Danza per il mio piacere, Salomé.

ERODIADE - Non voglio ch'essa danzi.

SALOMÉ - Io non ho desiderio di danzare, tetrarca.

ERODE - Salomé, figliuola di Erodiade, danza per me.

ERODIADE - Chetati. Lasciala.

ERODE - Io ti comando di danzare, Salomé.

SALOMÉ - Non voglio danzare, tetrarca.

ERODIADE (ridendo) - Tu vedi com'essa ti obbedisce.

ERODE - Che m'importa ch'essa danzi o no. Ciò è nulla per me. Questa sera io sono felice. Io sono perfettamente felice. Mai non sono stato felice a tal punto.

IL PRIMO SOLDATO - Il tetrarca è cupo in viso. Non è egli torse cupo in viso?

IL SECONDO SOLDATO - Sì, egli è cupo in viso.

ERODE - Perchè non dovrei essere felice? Cesare, ch'è il signore del rnondo, Cesare, ch'è il signore di tutte le cose, mi ama molto. Pur ora egli mi ha inviato doni preziosissimi. Inoltre mi ha promesso di convocare a Roma il re di Cappadocia, che mi è nemico. Può essere che a Roma lo crocifiggerà, poichè egli può fare ogni cosa ch'abbia in animo di fare. In verità, Cesare è signore. Per le quali cose è fiusto ch'io sia felice. Io sono molto felice,mai non sono stato felice a tal punto. Non v'è cosa alcuna al mondo che valga a diminuire la mia felicità.

LA VOCE DI IOKANAAN - Egli sarà seduto sul suo trono. Egli sarà vestito di scarlatto e porpora. Recherà nella mano un'aurea coppa colma dei suoi biasferni. E l'angelo del Signore lo percuoterà. Egli sarà cibo di vermi.

ERODIADE - Tu odi ciò ch'egli dice di te. Egli dice che tu sarai cibo di vermi.

ERODE - Non di me egli parla. Egli non parla mai contro a me. È del re di Cappadocia ch'egli parla; il re di Cappadocia che mi è nemico. È colui che sarà cibo di vermi. Non sono io. Egli non ha mai parlato parole contro a me, codesto profeta, tranne ch'io ho errato togliendo in sposa la sposa del mio fratello. Può essere ch'egli abbia ragione. Perchè, in verità, tu sei sterile.

ERODIADE - Io sono sterile, io? Tu dìcì questo, tu che sei sempre a guardare la mia figliuola, tu che l'avresti voluta a danzare per il tuo piacere? Tu parli come un insensato. Io ho partorito una creatura. Tu non hai avuto alcun figlio, alcun figlio, neppure d'una delle tue schiave. Sei tu ad essere sterile, non io.

ERODE - Chetati, donna. Dico che tu sei sterile. Tu non hai partorito alcun figlio, e il profeta dìce che il nostro matrímonìo non è vero matrimonio. Egli dice ch'è un matrimonio d'incesto; un matrimonio che recherà sventura... Ho timore ch'egli sia nel giusto; io son certo ch'egli è nel giusto. Ma non è tempo che si parli di tali cose. Io voglio essere felice in questo momento. In verità, io sono felice. Nulla c'è che mi manchi.

ERODIADE - Son contenta che tu sia di così gaio umore questa sera. Non è il tuo costume. Ma è tardi. Rientriamo. Non dimenticare che abbiamo la caccia all'alba. Tutti gli onori occorre che sian resi agli ambasciatori di Cesare, non è vero?

IL SECONDO SOLDATO - Il tetrarca è cupo in viso.

IL PRIMO SOLDATO - Sì. egli è cupo in viso.

ERODE - Salorné, Salomé, danza per il mio piacere. Io ti prego di danzare per me. Io sono triste questa sera. Si, io sono assai triste questa sera. Quando giunsi qui scivolai nel sangue, il quale è un presagio cattivo; e intesi nell'aria un battere d'ali, un battere d'ali gigantesche. Io non so dire che cosa ciò possa significare... Io son triste questa sera. Dunque danza per me. Danza per il mio piacere, Salomé, ti supplico. - Se danzi per me puoi chiedermi ciò che tu vuoi, e io te lo darò. Sì, danza per il mio piacere, Salomé, e quella cosa che tu mi chiederai io te la darò, fosse pur essa la rnetá del mio regno.

SALOMÉ (levandosi) - In verità mi vorrai tu dare quella cosa ch'io ti chiederò, tetrarca?

ERODIADE - Non danzare, figliuola mia.

ERODE - Quella cosa che tu mi chiederai, fosse pur essa la metà del mio regno.

SALOMÉ - Di questo fai giuramento, tetrarca?

ERODE - Di questo faccio giuramento, Salomè.

ERODIADE - Non danzare, figliuola mia.

SALOMÉ - Su che cosa farai tu giuramento, tetrarca?

ERODE - Sulla mia vita, sulla mia corona, sulle mie divinità. La cosa qual essa sia che tu avrai desiderato, quella io ti darò, foss'anche la metà del mio regno, soltanto che tu consenta a danzare per il mio piacere. O Salomé, Salomè, danza per il mio piacere.

SALOMÉ - Tu hai fatto giuramento, tetrarca.

ERODE - Ho fatto giuramento.

ERODIADE - Figliuola mia, non danzare.

ERODE - Foss'anche la metà del mio regno. Tu sarai una regina molto bella, Salomé, se sarà piacer tuo chiedere la metà dei mio regno. Non sarà essa un'assai bella regina? Ah! È freddo qui! C'è un vento di ghiaccio, e io odo... perchè io odo nell'aria codesto battere d'ali? Ah! si può pensare un lugubre negro uccello che sovrasti il terrazzo. Perchè non mi è dato di scorgerlo, codesto uccello? Il battere delle sue ali è terribile. Il soffio del vento delle sue ali è terribile. È un vento di gelo. No, ma non è freddo. È caldo. Io soffoco. Versate acqua sulle mie mani. Datemi neve ch'io la mangi. Scioglietemi il mantello. Presto! Presto! Scioglietemi il mantello. No, lasciatelo. È la ghirlanda che mi dà dolore, la mia ghirlanda di rose. I fiori somigliano fuoco. Hanno messo fiamma sulla mia fronte. (Si strappa la corona dal capo, e la scaglia sul tavolo) Ah! ora posso respirare. Come son rossi codesti petali! Somigliano sulla tovaglia macchie di sangue. Non importa. Non è del saggio scorgere simboli in ognuna delle cose che si vedono. Ciò colma la vita di terrori. Miglior partito sarebbe a dire che le macchie di sangue sono amabili come i petali di rosa. Partito di gran lunga migliore sarebbe a dire ciò... Ma non parliamo di questo. Ora io sono felice. Io sono molto felice. Non ho io il diritto di essere felice? La tua figliuola è sul punto di danzare per me. Danzerai tu per il mio piacere, Salomé? Tu hai fatto promessa di danzare per il mio piacere.

ERODIADE - Non voglio ch'essa danzi.

SALOMÉ - Danzerò per te, tetrarca.

ERODE - Tu odi ciò che la tua figliuola dice. Essa è sul punto di danzare per me. Ben fai a danzare per il mio piacere, Salomé E quando tu avrai danzato per me, non dimenticare di chiedermi quale che sia cosa tu hai in animo di domandare. Quale che sia cosa tu desideri io ti darò, fosse pur essa la metà del mio regno. Io ne ho fatto giuramento, non è vero?

SALOMÉ - Tu nei hai fatto giuramento, tetrarca.

ERODE - E io non ho mai disertata la mia parola. Io non son fra quelli che spezzano il giuramento. Io non so mentire. Io sono lo schiavo della mia parola, e la mia parola è la parola di un re. Il re di Cappadocia ha da sempre lingua di menzogna, ma egli non è vero re. Egli è un codardo. E mi è anche debitore di danaro che non vuole restituire. Ha parlato parole che erano ferite. Ma Cesare lo crocifiggerà quando costui sarà giunto a Roma. Io so che Cesare lo crocifiggerà. E se non lo crocifiggerà, costui morirà tuttavia, e sarà cibo di vermi. Il profeta ha detto profezia di questo. Ebbene! Perchè tu indugi, Salomé?

SALOMÉ -. Attendo che le mie schiave mi rechino i profumi e i sette veli, e mi sciolgano dai piedi i calzari. (Le schiave recano i profumi e i sette veli, e sciolgano i calzari di Salomé).

ERODE - Ah, tu vuoi danzare con piedi nudi! Questo è bene! Questo è bene! I tuoi piccoli piedi saranno come bianche colombe. Saranno come piccoli fiori bianchi che danzano sopra gli alberi... No, no, essa è sul punto di danzare sopra il sangue! C'è sangue sparso sul pavimento. Essa non deve danzare sopra il sangue. Sarebbe un presagio cattivo.

ERODIADE - Che cosa importa a te ch'essa danzi sopra il sangue? Tu hai pur camminato profondo in esso...

ERODE - Che cosa m'importa? Ah! guarda la luna! S'è fatta rossa. Essa s'è fatta rossa come sangue. Ah! il profeta ha detto vera profezia. Egli aveva detto profezia che la luna si sarebbe fatta come sangue. Non aveva forse detto profezia di ciò? E ora la luna si è fatta come sangue. Non la vedete?

ERODIADE - Oh, sì, la vedo bene, e le stelle precipitano dal cielo come fichi non maturi, non è vero? E il sole si sta facendo nero come un sacco di crine, e i re della terra hanno paura. Codesto almeno possiamo vedere. Il profeta ha ragione delle sue parole almeno in codesto, perchè in verità i re della terra hanno paura... Rientriamo. Tu sei malato. Diranno a Roma che tu sei folle. Rientriamo, ti dico.

LA VOCE DI IOKANAAN - Chi è quegli che viene di Edom, chi è quegli che viene di Bosra, del quale il vestimento è colorato con porpora, e splende nella bellezza dei suo vestimento, e cammina potente nella sua grandezza? Perchè il tuo vestimento è colorato dello scarlatto *

ERODIADE - Rientriamo. La voce dì quell'uomo mi rende pazza. Io non voglio che la mia figliuola danzi mentre egli seguita a gridare. Io non voglio ch'essa danzi mentre tu la guardi in codesta maniera. In una parola, io non voglio ch'essa danzi.

ERODE - Non levarti, mia sposa, mia regina, chè non ti gioverà nulla. Io non rientrerò prima ch'essa abbia danzato. Danza, Salomé, danza per il mio piacere.

ERODIADE - Non danzare, figliuola mia.

SALOMÉ - Io sono pronta, tetrarca.


 ERODE (Salomé danza la danza dei sette veli) - Ah, meravigliosa! meravigliosa! Tu vedi ch'essa ha danzato per me, la tua figliuola. Avvicinati, Salomé, avvicinati, ch'io ti possa dare la tua ricompensa. Ah! io pago un prezzo regale a coloro che danzano per il mio piacere. Io ti pagherò regalmente. Io ti darò quale che sia cosa l'ammo tuo desideri. Che cosa vuoi tu avere? Parla.

SALOMÉ (inginocchiandosi) -- Io voglio che mi sia ora recato sopra un bacile d'argento...

ERODE (ridendo) - Sopra un bacil e d'argento? Certo sì, sopra un bacile d'argento. È affascinante, non è vero?, Che cos'è che tu vuoi sopra un bacile d'argento, o dolce e bella Salomé, tu che sei più bella di tutte le figliuole di Giudea? Che cosa ha da esserti recato sopra un bacile d'argento? Dimmi. Quale cosa che sia, tu la riceverai. I miei tesori ti appartengono. Che cosa è che tu vuoi, Salomé?

SALOMÉ (levandosi) - Il capo di Iokanaan.

ERODIADE - Ah, codesto è ben detto, figliola mia.

ERODE -- No, no.

ERODIADE -- Codesto è ben detto, figliuola mia.

ERODE - No, no Salomé. Non è codesto che tu desideri. Non ascoltare alla voce della tua madre. Essa ti dà consiglio sempre cattivo. Non curarla.

SALOMÉ - Non è la voce della mia madre che io curo. È per il piacere di me medesima che io chieggo il capo di Iokanaan sopra un bacile d'argento. Tu hai fatto giuramerito, Erode. Non dimenticare che hai fatto giuramento.

ERODE - Lo so. Io ho fatto giuramento sulle mie divinità. Lo so bene. Ma ti prego, Salomé, chiedimi altra cosa. Chiedimi la metà dei mio regno, e io te la darò. Ma non chiedermi ciò che le tue labbra hanno chiesto.

SALOMÉ - Io chieggo il capo di Iokanaan.

ERODE - No, no, non voglio darti codesto.

SALOMÉ - Tu hai fatto giuramento, Erode.

ERODIADE -- Sì, tu hai fatto giuramento. Ognuno ti ha udito. Tu giurasti avanti a tutti.

ERODE - Chétati, donna! Non è a te che io parlo.

ERODIADE - La mia figliuola ha ben fatto chiedendo il capo di Iokanaan. Egli mi ha colmata di vituperio. Egli ha detto cose indicibili contro di me. Si può vedere ch'essa ben ama la sua madre. Non cedere, figliuola mia. Egli ha fatto giuramento, egli ha fatto giuramento.

ERODE - Chétati! Non parlarmi!... Salomé, io ti prego di non essere caparbia. Io sono stato sempre gentile verso a te. Io ti ho voluto bene sempre... Può essere che io ti abbia voluto bene oltre modo. Onde non chiedermi codesta cosa. Codesta è una terribile cosa, una orribile cosa che tu mi chiedi. Per certo, io credo che tu stia scherzando. Il capo di un uomo che sia stato mozzato dal suo corpo è triste a guardarsi, non è vero? Non è dicevole che gli occhi di una vergine guardino una tal cosa. Che piacere potresti tu avere in essa? Non v'è alcun piacere in essa che tu potresti avere. No, no, non è codesto che tu desideri. Ascolta a me. Io ho uno smeraldo, un grande smeraldo e rotondo, che il prediletto di Cesare mi ha inviato. Quando guardi traverso codesto smeraldo tu puoi vedere ciò che accade ben lontano. Cesare medesimo porta un tal smeraldo quando va al circo. Ma il mio smeraldo è il più grande. Io so bene ch'esso è il più grande. Esso è il più grande smeraldo dell'intero mondo. Tu lo vuoi accettare, lo vuoi? Chiedimelo e io te lo vorrò dare.

SALOMÉ - Io chieggo il capo di Iokanaan.

ERODE - Tu non mi ascolti. Tu non mi ascolti. Concedi ch'io parli, Salomé.

SALOMÉ - Il capo di fokanaan.

ERODE - No, no, tu non vuoi avere codesto. Tu dici codesto soltanto per affliggermi, poi che io ti ho guardata e seguitata questa sera. È vero, io ti ho guardata e seguitata questa sera. La tua bellezza mi ha turbato. La tua bellezza mi ha accoratamente turbato, e io ti ho guardata oltre modo. Sì, ma io non ti guarderò più oltre. Non si deve guardare alcuna cosa. Nè le cose, nè pure le persone si debbono guardare. Soltanto negli specchi è bene guardare perchè gli specchi non replicano che noi maschere. Ohi oh! recate il vino! Io ho sete... Salomé, Salomé, facciamo di essere amici. Rifletti... Ah! che cosa volevo io
dire? Che cos'era? Ah! Me ne sovvengo!... Salomé, vieni dunque più presso a me; io temo che non voglia udire le mie parole, Salomé, tu conosci i miei pavoni bianchi, i bei pavoni bianchi, che camminano nel giardino fra i mirti e gli alti cipressi. Il loro becco è
indorato d'oro e i chicchi ch'essi mangiano sono intrisi d'oro, e i loro ugnoli sono colorati di porpora. Quando essi singhiozzano viene la pioggia, e la luna si mostra nei cieli quando spiegano la coda. A due a due essi camminano fra i cipressi e i negri mirti, e ciascuno ha uno schiavo che lo bada. Talvolta essi volano a traverso gli alberi, e talvolta giacciono nell'erba, e intorno alle piscine dell'acqua. Non ci sono in tutto il mondo così meravigliosi uccelli. Io so che Cesare medesimo non ha alcun ucrello pari in bellezza ai miei uccelli. Io ti darò cinquanta dei miei pavoni. Essi ti seguiteranno dove che tu vada, e fra mezzo ad essi tu sarai come la luna fra mezzo una gran nube bianca... Io li darò a te, tutti. Ne ho appena cento, e nell'intero mondo non c'è alcun re che abbia pavoni simili ai miei pavoni. Ma io li darò tutti a te. Soltanto, tu hai da sciogliermi dal mio giuramento, e non mi devi chiedere ciò che le tue labbra mi hanno chiesto. (Vuota la coppa di vino).

SALOMÉ - Dammi il capo di Iokanaan.

ERODIADE - Ben detto, figliuola mia! Quanto a te, tu sei ridicolo con i tuoi pavoni.

ERODE - Chétati! Tu vai sempre urlando. Tu urli al modo di una bestia da preda. Tu non devi gridare in codesto modo. La tua voce mi afffigge. Chetati, io ti dico!... Salomé, pensa a quello che sei per fare. Può essere che codest'uomo venga da Dio. Egli è un uomo santo. Il dito di Dio l'ha toccato. Iddio ha posto terribili parole entro la sua bocca. Nel palazzo, come nel deserto, Iddio è sempre con lui... Può essere ch'Egli sia, almeno. Se egli anche muore, forse alcun male può seguitare. In verità, egli ha detto che il male seguiterà qualcuno il giorno nel quale egli muore. Chi seguiterá esso se non seguiterà me? Rammenta, io scivolai nel sangue quando venni qui. E non intesi un battere d'ali nell'aria, un battere di ampie ali? Codesti sono presagi cattivi. E v'erano altre cose. Io ho per certo che v'erano altre cose, se pure non le vidi. Tu non vuoi che alcun male mi seguiti, Salomé, Ascoltami tuttavia.

SALOMÉ- Dammi il capo di Iokanaan!

ERODE - Ah! Tu non mi ascolti. Sii calma. Quanto a me, non sono io calmo? Io sono perfettamente calmo. Ascolta. Io ho gioie celate in codesto palazzo gioie che neppure la tua madre ha mai veduto, gioie che sono meravigliose a chi le guarda. Io ho una collana di perle, composta in quattro file. Esse somigliano lune incatenate con raggi d'argento. Esse sono eguali a mezzo cento di lune colte in una rete d'oro. Sopra il seno d'avorio d'una regina esse hanno posato. Tu sarai così bella come una regina quando le rechi. Io ho ametiste di due sorta; una ch'è negra al modo del vino, e una ch'è rossa al modo del vino il quale sia stato scolorato con l'acqua. Io ho topazi gialli come sono gli occhi delle tigri, e topazi che sono rosei come gli occhi dei colombi selvatici, e verdi topazi che sono come gli occhi dei gatti. Io ho opali che sempre ardono, con una fiamma la quale è fredda come ghiaccio, opali che fanno triste l'anima degli uomini, e hanno paura delle ombre. Io ho onici somiglianti le pupille di una donna trapassata. Io ho pietre di Selene le quali mutano allor che muta la luna, e sono pallide allor che vedono il sole. Io ho zaffiri grossi al par degli ovi, e così azzurri come i fiori azzurri. Il mare muove dentro a essi, e la luna non giunge mai a far torbido l'azzurro delle loro onde. Io ho crisoliti e berilli, e crisoprazi e rubini; io ho sardoniche e pietre giacintine, e pietre di calcedonio, e tutte queste io vorrò dare a te, tutte, e altre cose aggiungerò a esse. Il re delle Indie mi ha pur ora inviato quattro flabelli fatti delle piume di pappagalli, e il re di Numidia un vestimento di piume di struzzo. Io ho un cristallo, dentro il quale non è lecito alle donne ch'esse guardino, nè possono i giovani mirarlo che prima non siano stati fiagellati con sferza. In uno scrigno di madreperla io ho tre mirabili turchesi. Quegli che li porti sopra la fronte può immaginare cose che non sono, e quegli che Il porti nella mano può mutare la donna fruttifera in una donna la quale è infeconda. Codesti sono grandi tesori. Essi sono tesori oltre ogni prezzo. Ma questo non è tutto. In uno scrigno d'avorio io ho due crateri d'ambra che somigliano mele di schietto oro. Se un nemico versa il veleno dentro codesti crateri essi si fanno simili a mele d'argento. In uno scrigno incrostato d'ambra io ho sandali incrostati di vetro. Io ho mantelli che sono stati recati dalla terra dei Seri, e braccialetti cosparsi intorno di carbonchi e di giada che giungono dalla città dell'Eufrate... Che cosa tu desideri più che codesto, Salomé? Dimmi la cosa che tu desideri, e io te la darò. Tutto ciò che tu chiedi io ti vorrò dare, tranne soltanto una cosa. Io ti darò tutto ciò che è mio, tranne soltanto la vita di un uomo. Io ti vorrò dare il mantello del grande sacerdote. Io ti vorrò dare il velo del santuario.

I GIUDEI - Oh! oh!

SALOMÉ - Dammi il capo di Iokanaan!

ERODE (accasciandosi sul suo seggio) - Ch'ella sia donata di ciò che chiede! In verità, essa è la figliuola della sua madre. (Il primo soldato s'avvicina. Erodiade trae dalla mano del tetrarca l'anello di morte, e lo dà al soldato, il quale lo porta subito al giustiziere. Il giustiziere appare spaurito) Chi ha tolto il mio anello? C'era un anello nella mia mano destra. Chi ha bevuto il mio vino? C'era vino nella mia coppa. Essa era colma di vino. Qualcuno l'ha bevuto! Oh! per certo il male seguiterà qualcuno. (Il giustiziere scende nella cisterna) Ah! perchè ho dato il mio giuramento? Di qui innanzi nessun re faccia giuramento. S'egli non lo tiene, è terribile, e s'egli lo tiene, è anche terribile.

ERODIADE - La mia figliuola ha ben fatto.

ERODE - Io son certo che una sciagura seguiterà.

SALOME (si piega sulla cisterna e ascolta) - Non vi è alcun rumore. Non odo nulla. Perchè egli non grida, codest'uorno ? Ah! se alcuno cercasse di uccidermi, io griderei, io lotterei, io non consentirci... Colpisci, colpisci, Naaman, colpisci, io ti dico... No, io non odo nulla. Vi è un silenzio, un terribile silenzio. Ah! qualche cosa è caduta sopra la terra. Io ho udito qualche cosa cadere. Era la spada dei giustiziere. Egli ha paura, codesto schiavo. Egli ha lasciato cadere la sua spada. Egli non ardisce ucciderlo. Egli è un codardo, codesto schiavo! Si mandino soldati. (Scorge il paggio di Erodiade e si volge a lui) Vieni qui. Tu eri l'amico di quegli che è morto, non è vero? Ebbene, io ti dico, non sono morti uomini abbastanza. Va ai soldati e comanda loro che discendano e mi rechino la cosa ch'io chieggo, la cosa che il tetrarca mi ha promesso, la cosa che è mia. (Il paggio indietreggia. Essa si volge ai soldati) Venite qua, voi soldati. Discendete in codesta cisterna e recatemi il capo di codest'uomo. Tetrarca, tetrarca, comanda ai tuoi soldati ch'essi mi rechino il capo di Iokanaan. (Un gran braccio nero, il braccio del giustiziere, vien fuori dalla cisterna, recando su un bacile d'argento il capo di Iokanaan. Salomé lo afferra. Erode si nasconde il viso con il mantello. Erodiade sorride e si fa aria col ventaglio. I nazzareni cadono in ginocchio e cominciano a pregare) Ah! tu non volevi concedermi ch'io baciassi la tua bocca, Iokanaan. Ebbene! Io ora la bacerò. Io la morderò con i miei denti come chi morda un frutto maturo. Sì, io bacerò la tua bocca, Iokanaan. Io dissi ciò, forse che io non dissi ciò? Lo dissi. Ah! Ora la bacerò... Ma perchè non mi guardi Iokanaan? I tuoi occhi che erano così terribili, così colmi di collera e di sprezzo, sono serrati ora. Perchè essi sono serrati? Apri i tuoi occhi! Leva le tue palpebre, Iokanaan! Perchè non mi guardi? Hai tu paura di me, Iokanaan, che non vuoi guardarmi?
E la tua lingua, che somigliava un rosso serpe di dardeggiante veleno, essa non muove più, non parla parole, IokaTiaan, quella vipera scarlatta che sputò il suo veleno sopra di me. È strano, non è vero? Come si dà che la vipera rossa non muove più?... Tu non volesti avere nulla di me, Iokanaan. Tu mi rifiutasti. Tu parlasti cattive parole contro a me. Tu ti portasti verso a me come verso alla meretrice, cnme verso una donna che è dissoluta, verso a me, Salomé, figliuola di Erodiade, principessa di Giudea! Ebbene, io ancora vivo, ma tu sei morto, e il tuo capo mi appartiene. Io posso fare con esso ciò che mi talenta. Io posso gettarlo ai cani e agli uccelli dell'aria. Ciò che i cani lasciano, gli uccelli dell'aria divoreranno... Ah, Iokanaan, Iokanaan, tu fosti l'uomo che io amai solo fra gli uomini. Tutti gli altri uomini erano detestabili per me, Ma tu eri bello! Il tuo corpo era una colonna di avorio alzata su piedi di argento. Esso era un giardino colmo di colombe e gigli d'argento. Esso era una torre d'argento ornata di scudi di avorio. Non c'era alcuna cosa nel mondo così bianca come il tuo corpo. Non c'era alcuna cosa nel mondo così nera come i tuoi capelli. Nell'intero mondo non c'era alcuna cosa così rossa come la tua bocca. La tua voce era un turibolo che spargeva strani profumi, e allora che ti guardavo io udivo una strana musica. Ah! perchè tu non mi guardasti, Iokanaan ? Con la maschera delle tue mani, e con la maschera dei tuoi blasfemi tu celasti il tuo volto. Tu ponesti sopra i tuoi occhi il coprimento di quegli che vuol vedere il suo Dio. Ebbene, tu hai veduto il tuo Dio, Iokanaan, ma me, me, tu non vedesti mai. Se tu avessi veduto me, tu mi avresti amata. Io vidi te, e ti amai. Oh, come io ti amai! Io ti amo tuttavia, Iokanaan. Io amo soltanto te... Io ho sete della tua bellezza; io. ho fame del tuo corpo; e non vino e non pomi possono appagare il mio desiderio. Che cosa farò io ora, Iokanaan ? Nè i fiumi nè le grandi acque possono estinguere la mia passione. Io ero una principessa, e, tu mi di- sprezzasti. Io ero una vergine e tu non cogliesti la mia verginità da me. Io ero casta, e tu colmasti le mie vene di fuoco... Ah! ah! perchè tu non mi guardasti? Se tu avessi guardato me, tu mi avresti amata. Ben io so che tu mi avresti amata, e il mistero di Amore è più grande che il mistero di Morte.

ERODE - Essa è mostruosa, la tua figliuola; io ti dico che essa è mostruosa. In verità, ciò ch'essa ha fatto è un delitto grande. Io ho per certo ch'esso è delitto contro a qualche Iddio sconosciuto.

ERODIADE - Io sono compiaciuta della mia figliuola. Essa ha ben fatto. E io voglio restar qui ora.

ERODE (levandosi) - Ah! Così parla la sposa dei mio fratello! Vieni! Io non voglio restare in codesto luogo. Vieni, io ti dico. Per certo, terribili cose seguiteranno. Manasseh, Issachar, Ozias, spegnete le torce. Io non voglio guardare le cose, io non reggo che le cose mi guardino. Spegnete le torce!, Nascondete la luna! Nascondete le stelle! Nascondiamoci noi medesimi nel nostro palazzo, Erodiade! Io comincio ad avere paura. (Gli schiavi spengono le torce. Le stelle scompaiono. Una gran nube passa innanzi la luna e la nasconde interamente. La scena sifa del tutto buia. Il tetrarca comincia a salire la gradinata).

LA VOCE DI SALOMÉ - Ah! io ho baciato la tua bocca, Iokanaan, io ho baciato la tua bocca. C'era un sapore d'amaro sulle tue labbra. Era esso il sapore di sangue?... No, ma forse esso era il sapore d'amore... È detto che l'amore ha sapor di amaro... Ma che cosa importa? Che cosa importa? Io ho baciato la tua bocca, Iokanaan, io ho baciato la tua bocca. (Un raggio di luna cade sopra Salomé e la illumina).

ERODE (volgendosi e vedendo Salomé) - Uccidete quella donna! (I soldati si lanciano avanti e schiacciano sotto gli scudi Salomé, figliuola di Erodiade, principessa di Giudea).



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(traduzione di C.M. Franzero)


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